Ultim’ora: Iran, vince l’ultraconservatore Ebrahim Raisi

L'Iran guarda sempre più ad Oriente. Il nuovo leader iraniano Raisi potrebbe complicare l'accordo sulle sanzioni statunitensi

Fonte: ATPImages/Getty Images

Il religioso ultraconservatore Ebrahim Raisi ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle elezioni presidenziali iraniane, portando Teheran su una strada che guarda con favore a Oriente che ad Occidente.

Secondo l’agenzia di stampa Bloomberg le elezioni hanno registrato la più bassa affluenza nella storia del paese.

Ebrahim Raisi, 60enne ultraconservatore iraniano, ha vinto le elezioni presidenziali in Iran con il 61,9% delle preferenze. Molto distanziati gli altri candidati: il conservatore Mohsen Rezai con l’11,7%, il moderato Abdolnasser Hemmati con l’8,3% e l’altro conservatore Hassan Ghazizadeh Hashemi, con il 3,4%. Le schede nulle sono state il 12,8%. L’affluenza si è fermata al 48,8%, il dato più basso mai registrato nelle presidenziali della Repubblica islamica.

Ex capo della magistratura con il sostegno dei più alti livelli dell’establishment religioso e militare iraniano, l’elezione di Raisi si traducono nel fatto che le istituzioni statali a tutti i livelli e le leve del potere iraniano saranno ora controllate da politici favorevoli alla linea dura. Ciò avviene dopo la presidenza di otto anni del moderato Hassan Rouhani, che ha contribuito a siglare l’accordo nucleare originale del 2015 da cui l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti nel 2018.

Si spera in un nuovo accordo prima dell’insediamento di Raisi

Rouhani rimane in carica fino ad agosto, dando ai diplomatici a Vienna qualche settimana in più per rilanciare l’accordo sul nucleare che ha revocato le sanzioni all’economia iraniana. È probabile che queste deliberazioni si estenderanno fino all’estate, hanno detto giovedì a Bloomberg News due alti funzionari occidentali che hanno familiarità con il processo, mentre Zarif ha affermato che c’è “una buona possibilità” di un accordo prima della fine del mandato di Rouhani.

L’uscita degli Stati Uniti dall’accordo ha rafforzato i sostenitori della linea dura e dei principi in Iran, che sono sempre stati critici nei confronti dell’accordo e hanno ottenuto il controllo del parlamento lo scorso anno. Milioni di elettori sono rimasti a casa dalle elezioni di venerdì dopo che la maggior parte dei candidati moderati e riformisti sono stati estromessi dalla corsa presidenziale.

Le reazioni del mondo

“Le relazioni tra i nostri paesi sono tradizionalmente amichevoli e di buon vicinato. Spero che le vostre scelte contribuiranno all’ulteriore sviluppo di una cooperazione bilaterale costruttiva in varie direzioni, nonché al partenariato negli affari internazionali. Ciò soddisfa pienamente i interessi dei popoli russo e iraniano, va in linea con il rafforzamento della sicurezza e della stabilità regionali”, ha detto Vladimir Putin in un messaggio a Raisi, secondo il Cremlino.

“Il nuovo presidente iraniano, noto come il Macellaio di Teheran, è un estremista responsabile della morte di migliaia di iraniani. È impegnato nelle ambizioni nucleari del regime e nella sua campagna di terrore globale”. Ha scritto su twitter il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid, che poi ha proseguito in un nuovo messaggio “La sua elezione dovrebbe stimolare verso una rinnovata determinazione per fermare immediatamente il programma nucleare iraniano e porre fine alle sue distruttive ambizioni regionali.”

 

Fonte: Twitter

“Affermando la mia convinzione che la cooperazione tra i nostri due paesi si rafforzerà durante la sua presidenza, sono pronto a lavorare insieme a lei”, ha affermato Erdogan in una lettera inviata a Raisi.

Quali conseguenze per i prezzi del petrolio ad apertura dei mercati?

Secondo il New York Times il presidente degli Stati Uniti Biden continua ad essere ottimista sulle possibilità di ripristinare l’accordo sul nucleare, ritenendo che la linea intransigente potrebbe portare a nuovi scenari nelle contrattazioni fra i due paesi. Mentre le elezioni di oggi, in parte già scontate dal mercato, potrebbero non portare ad oscillazioni significative in apertura, altri scenari stanno puntando verso un ulteriore rally dei prezzi.

“Una domanda incredibile”, l’inflazione e la pressione degli azionisti sulle grandi major petrolifere per ridurre drasticamente le emissioni potrebbero portare a una crisi petrolifera entro tre anni, con prezzi del petrolio e della benzina molto alti, ha detto mercoledì a Fox Business David Tawil, presidente di Maglan Capital .

Secondo Art Berman via twitter: “La volatilità del prezzo del WTI è aumentata questa settimana rispetto ai minimi di Aprile-Giugno. La prossima settimana è possibile una correzione al ribasso dei prezzi di -3,00/-4,00 dollari a barile” 

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